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venerdì 7 dicembre 2012

Cattivi pensieri

Ogni tanto si nasconde.
Così bene che per qualche tempo mi illudo che se ne sia andato.
Ma poi, quando meno me l'aspetto, riemerge dalle profondità dove si era rifugiato e ritorna prepotentemente a galla, facendomi sentire vulnerabile e precaria (oltre che molto stupida).
E' il mio immotivato senso di colpa verso la vita.
Ovvero: quando la consapevolezza di essere una persona fortunata , invece di farmi sentire felice , mi mette paura e ansia.
Perchè in un mondo dove quasi ogni giorno ricevo notizie di vicini o conoscenti che perdono il lavoro o si ammalano di qualcosa di brutto, il fatto che le cose possano andare sempre bene per me, diventa inconcepibile, inaccettabile, quasi ingiusto.
Niente di straodinario ma, allo stesso tempo,  tutto quello che si può desiderare per essere felici:
un marito che mi ama ancora dopo 20 anni, un figlio meraviglioso , un lavoro che mi piace, e dei genitori ancora in salute e che mi danno una grossa mano!
Quando il tarlo riemerge, comincio a pensare che tutto questo sia troppo per me, troppa fortuna per una persona che non e' niente di speciale, e comincio a vivere in punta di piedi , aspettando che da un momento all'altro mi capiti una disgrazia tremenda. Ecco allora che ogni piccolo, insignificante dolorino , si trasforma nel sintono di una probabile malattia mortale. E mi comincio a tormentare su internet cercando ogni possibile causa di quel fastidio, che diventa immediatamente il segno tangibile della mia imminente morte.
Poi dopo un po' passa, la mia parte razionale riesce a ristabilire l'ordine dentro al mio cervello, ridivento padrona di me stessa e la smetto di tormentarmi con certi assurdi pensieri. Fino alla prossima volta.....

mercoledì 13 gennaio 2010

Il nemico silenzioso

Avevo in mente da alcune settimane una serie di post da scrivere ma , un po’ per i ritmi natalizi che mi hanno come al solito travolta, un po’ per la mia salute che è diventata ormai, ahimè, decisamente inaffidabile, ho deciso di lasciar perdere e di ricominciare dal presente. Un presente fatto di dubbi e di nuove angosce. Dopo la “defaiance” di questa estate pensavo di essere riuscita a rimettermi in carreggiata, invece durante le vacanze di Natale il malessere è tornato di nuovo, strisciante, subdolo. Le analisi mediche vanno bene e il dottore continua a dirmi che probabilmente tutti i disturbi che avverto sono causati da agitazione e stress e che devo stare tranquilla ma ancora una volta io non mi capacito di come sia possibile. Ho una vita che molti definirebbero privilegiata, com’è possibile che io sia stressata ? E soprattutto, come faccio a stare più tranquilla se io non mi accorgo assolutamente di essere agitata ? Non saprei davvero cosa cambiare nella mia vita per ridurre lo stress. Forse alla fine dovrò arrendermi a prendere degli psicofarmaci. Ma mi scoccerebbe parecchio. Ho paura di quello che possono fare certe sostanze alla mente, ho paura che insieme ai pensieri “cattivi” mi annebbino anche quelli buoni. Per il momento si và avanti così, fra ulteriori accertamenti e la speranza che passi presto questo brutto periodo.

mercoledì 11 novembre 2009

Il Tarlo

E’ successo tutto all’improvviso, il tempo di un’estate e mi sono trasformata. Da persona razionale e sensata quale ero, sono diventata una rompiballe spaventata ed ansiosa. E’ stato uno shock per me prendere atto della fragilità della nostra esistenza, del fatto che siamo davvero appesi ad un filo che può rompersi in ogni momento, all’improvviso e lasciarci a metà di un discorso, di un abbraccio, di una vita. Così ho iniziato ad avere paura che il mio filo o , ancora peggio, quello delle persone che amo stesse per rompersi. Ho iniziato a sentirmi in ansia per qualsiasi piccola variante che faceva deviare la mia rassicurante quotidianità . Sono anche diventata paranoica e ipocondriaca e forse ho anche avuto un paio di attacchi di panico poi, dopo vari accertamenti medici, ho capito che l’unico filo che stava per rompersi era quello della mia lucidità. Ed ho avuto ancora più paura. Se c’è una cosa sulla quale ho sempre pensato di poter contare era la mia razionalità, la mia capacità di formulare pensieri logici ma che nello stesso tempo tenevano conto della complessità della mente , e scoprire che questa mia capacita era venuta meno, si era annebbiata, mi ha fatto stare veramente male. Piano piano ho cercato di ricompattare me stessa, di vivere con più leggerezza godendo dell’oggi e non angosciandomi per il domani, ma non è facile quando in fondo alla tua testa c’è sempre una vocina che ti dice di non essere troppo felice, perché tanto non durerà. Comunque si va avanti, e si cerca di essere ottimisti.